25/05/10

CONSIGLIO REGIONALE: ORDINE DEL GIORNO SEDUTA DI: MARTEDI’ 25 MAGGIO 2010

ORDINE DEL GIORNO
SEDUTA DI:
MARTEDI’ 25 MAGGIO 2010
(dalle ore 10.00 alle ore 20.00 con
intervallo tra le 13.00 e le 14.00)

1. Comunicazioni del Presidente del Consiglio
2. Approvazione dei processi verbali delle sedute precedenti
􀂃 18 maggio 2010
3. Dimissioni del Signor Gian Carlo Abelli dalla carica di consigliere regionale e provvedimenti
conseguenti.
(ORG/0006)
4. SVOLGIMENTO DI INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
5. PROPOSTA DI DELIBERAZIONE CONSILIARE
Istituzione delle Commissioni consiliari permanenti nella IX legislatura.
(ORG/0005)
iniziativa: Ufficio di Presidenza

24/05/10

VIA PADOVA: I CITTADINI TORNINO A VIVERE!

Via Padova deve tornare ad essere un quartiere milanese a tutti gli effetti: per questo sono assolutamente positive le iniziative organizzate dalle associazioni dei residenti per fare vivere in maniera sana una zona del capoluogo lombardo che in questi ultimi anni ha visto una massiccia presenza di immigrazione straniera che, come abbiamo constatato nei mesi passati, rischia di alimentare tensioni e violenze.
I cittadini devono potere vivere il loro territorio, così come le istituzioni e le forze dell’ordine hanno il dovere di intervenire utilizzando tutti i mezzi a disposizione, per allontanare gli irregolari e tutti coloro che pretendono di imporre la legge del più forte. Oltre a questo è necessario dare un giro di vite nei confronti di luoghi di culto e di centri culturali improvvisati, che troppo spesso mascherano lo svolgersi di altre attività molto più pericolose per l’incolumità pubblica.
Ben vengano quindi tutta una serie di azioni svolte in maniera congiunta che, accanto alla voglia di ridare voce ad una zona importante di Milano, facciano in modo che i milanesi non si sentano stranieri a casa propria.

Miglio, il profeta della Padania

Tre macroregioni, il pensiero forte. La teoria di Gianfranco Miglio, che ipotizzava già all’inizio degli Anni Novanta un’architettura istituzionale basata su un federalismo radicale, senza se e senza ma, non annacquato da alcun aggettivo di stampo democristiano (regionale, solidale, perequativo...), in grado di far emergere ed unire i valori socio economici di tre realtà italiane diverse, ma omeogenee al loro interno.
Il Carroccio prepara la sua campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 13 aprile riproponendo con forza le teorie del professore comasco, con la certezza che oggi esse siano più che mai di estrema attualità, se non altro perchè la coscienza federalista, la necessità di giungere ad un moderno stato federale, ha fatto breccia un po’ ovunque in tutto il paese, non solo al Nord, dove questo sentimento è sempre stato forte.
Con la mossa fulminante (ma non per questo improvvisata) di Silvio Berlusconi che in mezza giornata ha ufficializzato un partito unico del centrodestra (che però nella sua testa era in vita da tempo), mossa che ha spiazzato Veltroni e ha obbligato i partitini a confluire nel suo contenitore per non venire spazzati via, la Lega è stata posta nelle condizioni ideali di essere il partito del Nord che si allea con un unico partito nazionale di centrodestra. In pratica, per la prima volta si costituisce lo schema tedesco: Baviera-Csu con Germania-Cdu. La Padania, dunque, come la Baviera. La macroregione che ha un partito di riferimento che trascina tutto il paese e che trova nell’alleanza con il partito unico di centrodestra ragioni e motivazioni per continuare ad essere la locomotiva di tutta Italia. Perchè ora, la prospettiva è che rispetto ad uno sforzo così grande ci sia comunque il riconoscimento di una propria autonomia, a cominciare da quella fiscale, per arrivare a quella istituizionale.
Miglio, nel 1990, scriveva che “i grandi stati tendono ad adottare strutture federali o quasi-federali: e questo perchè si afferma il vero nazionalismo. Che è il micronazionalismo”. E ancora. “Le grandi nazioni non esistono: più si vogliono estendere i confini di una presunta omogeneità etnica, più ci si allontana dall’autentica radice nazionale che, se è forte, è sempre di dimensioni modeste. La vera nazione è sempre piccola. Chi la fa diventare “grande” è costretto a puntare su pochissimi presunti valori aggreganti, che poco a poco perdono rilievo. E allora si è costretti a gabellare per nazione ciò che è soltanto “Macht-Staat”, lo stato-potenza”. E gli esempi che seguivano, riletti diciotto anni dopo sono davvero illuminanti. Miglio citava “Canada, Jugoslavia, Italia, Belgio e soprattutto l’Unione Sovietica, esemplare collante “metanazionale”, in cui i particolarismi vengono fatti tacere dal marxismo-leninismo, mentre in passato erano oppressi dall’espansionismo della Russia Bianca”.
Dal punto di vista istituzionale Miglio ipotizzava una seconda Camera, rappresentante delle macroregioni, con competenze ausiliarie rispetto al governo centrale: “il luogo istituzionale in cui le macroregioni si confrontano e negoziano palesemente la distribuzione dei rispettivi carichi, soprattutto finanziari e fiscali”. Tutto da sottoscrivere anche oggi.
In principio, dunque, fu la Repubblica del Nord. Come ha ricordato qualche giorno fa Roberto Maroni proprio alla Padania, allora si trattava più che altro di una provocazione. La Lega si stava affermando, cavalcando anche l’ondata dell’antipolitica, che vedeva nella lotta a Roma sommarsi sia i leghisti convinti, sia il qualunquismo dilagante. Oggi c’è consapevolezza. E c’è la necessità di arrivare velocemente al federalismo. Altrimenti c’è il baratro.

Articolo tratto da la Padania del 10/02/2008

18/05/10

Saluto inaugurale di Davide Boni Presidente del Consiglio regionale della Lombardia (IX legislatura) Milano (Palazzo della Regione), 11 maggio 2010

Prima di tutto volevo ringraziare tutti i Colleghi presenti per la fiducia accordatami. Consentitemi di ringraziare gli ex Colleghi che sono stati seduti prima di me al seggio del Presidente del Consiglio, De Capitani, Albertoni e Fontana, soprattutto per l'eccellente lavoro svolto, che ha permesso all'Amministrazione regionale di raggiungere traguardi importanti: uno fra tutti, che sono consapevole che rimarrà scolpito nella storia, è l'approvazione dello Statuto dell’autonomia della Lombardia. Inoltre, se mi concedete, io ho un ringraziamento particolare naturalmente al mio movimento politico, non me ne vogliate, prima che mi cali nelle vesti di Presidente del Consiglio regionale, e soprattutto per il ruolo che sto per ricoprire: in primis naturalmente al mio segretario federale, Umberto Bossi – senza il quale io non avrei fatto questa mia strada politica, all'interno di un movimento in cui credo molto – che mi ha insegnato l'amore e l'attaccamento a tutti i Lombardi e soprattutto alle Istituzioni, è inutile negarselo, della Lombardia.
Ho un intervento scritto che tutti aspettano che io legga, e invece farò molto fatica a seguire quello che ho già distribuito. Il punto essenziale è che io credo che questo Consiglio, che è il Consiglio dei Lombardi, abbia l'esigenza di essere veramente la casa dei Lombardi: parlo da ex membro dell'Esecutivo, oggi ho questo nuovo ruolo. Credo che sia importante per il Consiglio tutto, far ritornare in maniera molto forte la politica all'interno dell'aula parlamentare, declinando insieme ai colleghi Assessori e insieme al Presidente della Giunta alcuni dei problemi che sono fondamentali oggi per la Regione Lombardia, in primis quello del lavoro, inutile nascondersi, per poi parlare di tutte le cose che sono importanti per i bisogni dei cittadini lombardi.
Oggi ne parlerò, perché penso che l’operatività anche dell’Ufficio di Presidenza sia importante: oggi alle tre ci incontriamo per la prima volta, io insieme ai Colleghi Vice Presidenti e ai Colleghi Consiglieri Segretari, per iniziare un lavoro, per poi organizzare domani – lo stiamo valutando insieme all’Ufficio di Presidenza – già una riunione con i Capigruppo, per far ripartire questo Consiglio. Durante la vacatio legislativa, secondo me si è sentita la mancanza, al di là dell’Esecutivo e di tutto il resto: è questo il punto fondamentale.
Credo, al di là di tutto quello che c’è scritto sullo Statuto, sul Regolamento e quant’altro, che sia il caso – se sono d’accordo, poi, i Colleghi Presidenti dei Gruppi – di iniziare con una serie di sedute tematiche dove si parli della politica, dove si parli anche di iniziative che possono partire dal Consiglio regionale per arrivare, poi, alla votazione di leggi che siano indirizzate ai bisogni reali.
Qualcuno parlava di momenti particolari, dove le Commissioni siano il motore di supporto agli Assessorati, dove si possano toccare anche quelle situazioni particolari. In momenti particolari, credo che ci sia il bisogno anche di iniziative legislative particolari.
Oggi viviamo un momento particolare storico: la Lombardia per la prima volta, nonostante sia una Regione di eccellenza – questo va riconosciuto al lavoro che ha sempre fatto questa Giunta regionale – ha bisogno evidentemente di quel colpo d’ali, secondo me, di presenza maggiore anche del Parlamento lombardo e dei Consiglieri regionali lombardi sul territorio.
Prima discutevo con i Colleghi dell’Ufficio di Presidenza: c’è un’idea, che oggi matureremo, che potrebbe essere quella di portare il Consiglio regionale a Malpensa per avere una vicinanza maggiore rispetto alle esigenze del territorio. Magari il Governo nazionale per il momento non è riuscito a farlo e niente vieta che il Consiglio regionale possa muoversi verso questa direzione.
Al di là di tutto, anche la possibilità di avere dei contatti maggiori con un lavoro – io credo – che vada al di là degli schieramenti politici, con un bisogno reale che è quello di vedere esattamente cosa succede sul territorio. Troppo spesso – lo dico da ex Assessore – i ragionamenti e i passaggi avuti sul territorio hanno fatto vedere questa Regione come un grande Comune, una grande Provincia: non c’è un’evidenza esatta del ruolo che ha il Consiglio regionale.
Credo che oggi più che mai noi abbiamo bisogno di questo passaggio, soprattutto in questa stagione di grande riforma, visto che questo Parlamento è stato quello che ha votato la bozza sul Federalismo: è stato un voto – mi pare – bipartisan, abbiamo ottenuto alcune astensioni e alcuni voti a favore. È quello il punto essenziale al quale bisogna puntare per vedere che cosa arriverà, essere interlocutori anche diretti con altri Colleghi dei Consigli regionali, come il Veneto e il Piemonte, e insieme ad altri parlamentari che, come noi, hanno questo sogno, questa idea.
Vi dico una cosa. Scusate l’emozione, ma non è stato facile: credo che il Consiglio regionale debba riprendere la propria personalità, il proprio orgoglio di essere Consiglieri regionali. Insieme all’Ufficio di Presidenza lavoreremo sui tempi di intervento all’interno del Consiglio regionale. Il Consiglio regionale non è un porto di mare dove uno arriva, esce, torna e poi non si vede più.
Credo che sia importante, soprattutto perché gli esempi partono dall’alto, che rispetto ai cittadini ci siano dei tempi e che questi vengano rispettati.
Lo stesso credo che valga per le Commissioni, e lo dico dopo un’esperienza decennale in Consiglio regionale. Penso che occorra responsabilizzarsi e dare segno di questa grande responsabilità. Siamo la terza Assemblea d’Italia.
Credo, insieme a voi e insieme ai Colleghi dell’Ufficio di Presidenza, di fare un grandissimo lavoro per il prossimo quinquennio, di dare un segnale molto forte del Parlamento lombardo. Questo era quello che mi sentivo di dirvi.
Vi ringrazio ancora una volta per la disponibilità, per l’assunzione a questa carica, che è prestigiosa, e soprattutto – lo dico ai Colleghi Consiglieri – di avere questo amore, in modo particolare per questa Assemblea e per questa Istituzione e soprattutto per la grande capacità di lavoro che deve avere questo Consiglio. Però, questo si ha se ci si crede. Se il Consiglio regionale viene inteso solo come un passaggio evidentemente sbagliamo, io per primo. Per cui sarò lieto se qualcuno vorrà correggermi.
Qualcuno mi conosce e sa che la politica è una passione che mi affascina tantissimo, però anche su scontri aperti molto forti, soprattutto all’interno dell’aula e soprattutto all’interno delle Commissioni, avremo un occhio di riguardo per le iniziative legislative del Consiglio.
Detto questo, ringrazio ancora una volta i Colleghi dell’Ufficio di Presidenza. Abbiamo ancora l’elezione della Giunta delle elezioni. Passeremo al voto elettronico, se non sbaglio, su una lista già preconfezionata.
Scusate, stavo per commettere la prima mancanza: è presente il Presidente della Giunta regionale. Mi perdoni, Presidente Formigoni: la ringrazio di essere presente insieme a tutta la Giunta. Auspico e sono sicuro che il Presidente Formigoni darà una mano ai Colleghi Consiglieri e Assessori, e non, affinché siano presenti quando c’è il Consiglio regionale – adesso lo dico dall’altra parte –. Chiedo al Presidente se vuole fare un breve saluto. La ringrazio.

12/05/10


Crespi Ricerche: sondaggio telefonico C.A.T.I. su un campione di 1.000 interviste a popolazione maggiorenne, effettuato il 7 e il 10 Maggio 2010. Il campione è stato strutturato secondo le caratteristiche demografiche di sesso, età, ampiezza centri e aree geografiche.

CONSIGLIO REGIONALE DELLA LOMBARDIA

Presidente:
Davide Boni (Lega Lombarda - Lega Nord - Padania)

Vice Presidenti:
Franco Nicoli Cristiani (PDL- Il Popolo della Libertà)

Filippo Penati (Partito Democratico - Penati Presidente - L'Alternativa Lombarda)

Consiglieri segretari:
Massimo Ponzoni (PDL- Il Popolo della Libertà)

Carlo Spreafico (Partito Democratico - Penati Presidente - L'Alternativa Lombarda)

L'Ufficio di Presidenza

L'Ufficio di Presidenza coadiuva il Presidente nell'organizzazione delle attività del Consiglio e delle Commissioni, sovrintende alla struttura organizzativa del Consiglio, delibera la proposta di bilancio ed il rendiconto consuntivo del Consiglio regionale, fornisce gli indirizzi politico-amministrativi e gli obiettivi al Segretario generale, quantifica ed attribuisce le risorse alla Segreteria generale e verifica la rispondenza della gestione e dei risultati conseguiti agli indirizzi ed obiettivi forniti.

L'elezione dell'Ufficio di Presidenza, che deve essere composto in modo da assicurare la rappresentanza della minoranza, avviene nella prima seduta del Consiglio secondo le modalità di cui all'articolo 3 del Regolamento. In occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale l'Ufficio di Presidenza continua l'esercizio delle proprie funzioni fino alla prima seduta del nuovo Consiglio.


Le Funzioni del Consiglio

Il Consiglio regionale è l'organo rappresentativo della comunità regionale ed esercita la funzione legislativa attribuita dalla Costituzione alla Regione, concorre alla determinazione dell’indirizzo politico regionale ed esplica le funzioni di controllo sull’attività della Giunta, nonché ogni altra funzione conferitagli da norme costituzionali, statutarie e da leggi dello Stato e della Regione.
Esercita altresì la funzione di controllo sull’attuazione delle leggi e di valutazione degli effetti delle politiche regionali.
Approva con legge il bilancio di previsione, l'assestamento e il conto consuntivo della Regione.
Può fare proposte di legge alle Camere.
Per un panorama completo delle competenze consiliari si rinvia all'articolo 14 dello Statuto d’autonomia.
A garanzia delle proprie funzioni, il Consiglio regionale ha autonomia di bilancio, amministrativa, contabile, patrimoniale e organizzativa (art. 22 dello Statuto d’autonomia)

Attualmente è formato da 80 consiglieri, eletti nelle consultazioni elettorali del 3 e 4 aprile 2005 secondo le modalità previste dalle disposizioni della legge statale ordinaria (Legge 108/1968 e successive modificazioni) e della legge costituzionale 1/1999


La programmazione dei lavori

Il Consiglio regionale organizza i propri lavori sulla base di un programma trimestrale e di un calendario mensile adottati dalla Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari.

Il programma e il calendario sono predisposti sulla base delle proposte dei gruppi consiliari e della Giunta regionale e contengono l'elenco degli argomenti da trattare in Consiglio con l'ordine di priorità, le date delle sedute in cui se ne prevede la trattazione, l’indicazione del tempo complessivo da dedicare a ciascun argomento. Un quinto dei provvedimenti è riservato alle proposte delle minoranze. (Cfr. articolo 23 del Regolamento generale del Consiglio regionale).

Il tempo complessivo dedicato alla trattazione degli argomenti calendarizzati viene successivamente ripartito tra i gruppi consiliari (cosiddetto "contingentamento"), in parte in misura uguale e in parte in misura proporzionale alla consistenza numerica dei gruppi. (Cfr. articolo 83 del Regolamento generale del Consiglio regionale).

Le commissioni consiliari organizzano i propri lavori sulla base di programmi predisposti dai rispettivi uffici di presidenza in modo da assicurare in via prioritaria l’esame degli argomenti contenuti nel programma dei lavori consiliari. (Cfr. articolo 24 del Regolamento generale del Consiglio regionale).

11/05/10

Il nuovo presidente del Consiglio regionale della Lombardia


Milano, 11 maggio 2010 - Con la prima seduta del Consiglio regionale della Lombardia si è ufficialmente aperta la nona legislatura al Pirellone. I consiglieri eletti sono 80, di cui 43 ‘esordienti'. Il più giovane è Renzo Bossi, 21 anni, mentre il più anziano è Gian Carlo Abelli (69 anni). Ancora bassa la presenza delle donne, 7 in totale, pari all’8,75% dei membri dell’assemblea. Il Consiglio non si è aperto sulle note dell’Inno di Mameli come aveva chiesto il Pd. I lavori sono cominciati con l’elezione del presidente del Consiglio regionale.



LE VOTAZIONI - Nulle le prime tre votazioni per la presidenza del Consiglio, dove era necessaria la maggioranza dei 2/3 dei voti. Alla quarta votazione è stato eletto Davide Boni. L’esponente leghista, nato a Milano nel 1962, ha ricevuto 49 voti su 79 (30 schede bianche). I primi tre scrutini, che richiedevano la maggioranza di 2/3 (53 voti), si erano conclusi con un nulla di fatto. Al primo scrutinio il candidato del centrodestra aveva ottenuto 47 voti, le schede nulle erano state 4 e quelle bianche 28. Nella votazione successiva Boni aveva raggiunto i 49 voti, mentre le schede bianche erano state 30. Al terzo tentativo l’esponente della Lega aveva perso un voto e si era fermato a 48, mentre era spuntato il nome del leghista Dario Bianchi che aveva ottenuto un voto, sempre 30 le schede bianche. Boni è stato eletto al Consiglio regionale nel 2000 e dal 2005 al 2010 è stato assessore regionale al Territorio e all’Urbanistica.

Franco Nicoli Cristiani e Filippo Penati sono stati eletti vice presidenti del consiglio regionale. Per Nicoli 50 voti, mentre per Penati 27. I votanti sono 79. Ha ricevuto una preferenza anche Massimo Ponzoni.

Massimo Ponzoni (Pdl) e Carlo Spreafico (Pd) sono stati eletti Consiglieri segretari dall’assemblea Lombarda. Per Ponzoni 44 preferenze, 27 per Carlo Spreafico. In aula per il voto 79 consiglieri, una preferenza è andata anche a Stefano Zamponi (Idv).

10/05/10

DIALOGO TRA CIVILTÀ -di Oriana Fallaci-


Apriti cielo se chiedi qual è l’altra civiltà, cosa c’è di civile in una civiltà che non conosce neanche il significato della parola libertà. Che per libertà, hurryya, intende «emancipazione dalla schiavitù». Che la parola hurryya la coniò soltanto alla fine dell’Ottocento per poter firmare un trattato commerciale. Che nella democrazia vede Satana e la combatte con gli esplosivi, le teste tagliate. Che dei Diritti dell’Uomo da noi tanto strombazzati e verso i musulmani scrupolosamente applicati non vuole neanche sentirne parlare. Infatti rifiuta di sottoscrivere la Carta dei Diritti Umani compilata dall’Onu e la sostituisce con la Carta dei Diritti Umani compilata dalla Conferenza Araba. Apriti cielo anche se chiedi che cosa c’è di civile in una civiltà che tratta le donne come le tratta. L’Islam è il Corano, cari miei. Comunque dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani. È incompatibile col concetto di civiltà.

05/05/10

VIA TRIBONIANO: ESPULSE QUATTRO FAMIGLIE DI ROM

Non credo che ci sia bisogno di ulteriori prove per arrivare alla conclusione che i patti, se rispettati da una sola parte, non portano a nulla, tranne che ad un dispendio di energie e soldi che avrebbero potuto essere utilizzati per aiutare le famiglie milanesi in difficoltà.
La notizia dell’allontanamento dal campo nomadi di Via Triboniano di alcuni famiglie rom, perché proprietari di alcune case, evidenzia come mentre da un lato le istituzioni milanesi si siano affannate ad aiutare i nomadi, dall’altro non c’è alcuna volontà di rispettare le leggi, approfittando del grande senso di solidarietà che da sempre contraddistingue il capoluogo lombardo.
Grazie anche ai controlli fortemente voluti dal Ministro Maroni, la truffa perpetrata a danno delle istituzioni e di tutti i milanesi è stata scoperta. Ora, come minimo, queste persone dovrebbero rimborsare le spese che la comunità ha sostenuto per ospitarli nel campo autorizzato di Via Triboniano…

04/05/10

BURQA E PUBBLICI ESERCIZI

Impossibile biasimare l’amministrazione comunale di Novara per avere fatto rispettare un’ordinanza che di fatto rispecchia i dettami normativi già previsti a livello nazionale, ribadendo come sia necessario che chiunque si trovi in un luogo pubblico debba necessariamente circolare a viso scoperto per potere essere identificato. Coloro che si sorprendono dinanzi ad iniziative di questo tipo, dovrebbero quanto meno domandarsi il motivo per cui durante la giornata del primo maggio molti esercizi stranieri erano aperti, svolgendo la propria attività come se nulla fosse, mentre gli italiani rispettavano il giorno di chiusura e di festa. Esempi che dimostrano che il punto non è togliere i diritti a qualcuno quanto pretendere il rispetto delle regole, senza che vi siano delle eccezioni che creino delle disparità di trattamento tra italiani e stranieri.

Rapporto Save the children, 350 mila donne perdono la vita ogni anno

Cinquanta milioni di donne nel mondo partoriscono senza assistenza; quasi 350 mila perdono la vita per la gravidanza e il parto. Secondo l'11/mo 'Rapporto sullo Stato delle Madri nel mondo' di Save the Children, diffuso oggi alla vigilia della Festa della mamma, l'Afghanistan è il paese dove le madri e i bambini stanno peggio, la Norvegia quello in cui stanno meglio. Nella classifica composta da 160 paesi, l'Italia si colloca al 17/o posto. Ecco la top ten: Norvegia, Australia, Islanda, Svezia, Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia, Paesi Bassi, Belgio, Germania. In fondo: Afghanistan, Niger, Chad, Guinea Bissau, Yemen, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Sudan, Eritrea, Guinea Equatoriale.

Il rapporto ricorda che ogni anno 8.8 milioni di bambini muoiono prima di compiere 5 anni; il 41% non sopravvive al primo mese. Si stima che circa 250.000 donne e 5.5 milioni di bambini che oggi muoiono potrebbero salvarsi. Grazie a poche misure semplici e a basso costo come l'assistenza specializzata al momento del parto, a vaccini e trattamenti diarrea e malaria. "La formazione ed impiego su ampia scala degli operatori sanitari di comunità, soprattutto donne, porterebbe di sicuro ad una sensibile riduzione di tante morti - spiega Francesco Aureli, Responsabile Policy e Advocacy per l'Italia di Save the Children - I paesi che hanno fatto ricorso a queste figure hanno visto ridurre drasticamente i tassi di mortalità materna e infantile. Per perseguire gli Obiettivi del Millennio in questo settore occorre formarne e impiegarne almeno altri 4.3 milioni".

Nei paesi in difficoltà, il 60% delle nascite avviene senza l'assistenza specializzata; 1 mamma ogni 23 muore (in Italia 1 su 26 mila); 1 bambino su 6 perde la vita entro i 5 anni; più di 1 minore su 3 soffre di malnutrizione; 1 su 5 non va a scuola; in media una donna ha 5 anni di studio; 9 madri su 10 con molta probabilità vedranno morire un loro figlio. Ed ancora. In Norvegia ogni bambino nasce assistito da un'ostetrica o un dottore, in Afghanistan solo il 14%. Una donna norvegese in media studia per 18 anni e vive fino ad 83, l'82% fa uso di contraccettivi e 1 su 132 perderà un bambino prima che compia 5 anni. In Afghanistan una donna in media studia per 4 anni, vive fino a 44, solo nel 16% dei casi ricorre alla contraccezione, ogni madre afghana ha un'alta probabilità di vedere morire il figlio.

1.6 MLN MADRI ITALIANE POVERE - Oltre 1.6 milioni di mamme italiane sono povere. Di queste, un milione ha un figlio piccolo e vive in precarie condizioni di vita tanto da avere serie difficoltà nell'arrivare a fine mese. Lo afferma - alla vigilia della festa della mamma - un rapporto di Save the children sulle 'Condizioni di poverta' tra le madri in Italià. L'organizzazione ha diffuso oggi anche i dati dell'11/mo rapporto sul benessere materno-infantile nel mondo, classifica che colloca l'Italia al 17/mo posto su 160. Nel nostro paese "va tutto relativamente bene al momento della nascita - sostiene l'organizzazione - ma poi iniziano i problemi". La povertà è il problema delle mamme e dei figli italiani.

La situazione più grave è vissuta delle madri sole con almeno un figlio minore: il 44% arriva a fine mese "con molte difficoltà", il 31% è in arretrato con le bollette, il 25% non ha i soldi per le spese mediche, il 21% per le spese scolastiche. Il 15,4% delle coppie con un bambino con meno di 18 anni - segnala Save the children - vive in povertà. Il che significa, ad esempio, che il 16,3% delle mamme in coppia con figlio piccolo paga in ritardo almeno una delle bollette di casa mentre il 10,3% non riesce a sostenere regolarmente le spese scolastiche dei figli. Maternità significa anche meno occupazione femminile; il tasso di disoccupazione sfiora i 22 punti percentuale in più rispetto alle donne senza figli. Save the children ribadisce che la maternità può diventare causa di povertà. E il divario occupazionale cresce all' aumentare del numero dei figli: il tasso di occupazione femminile è pari al 65% in assenza di figli ma decresce al 60,6% e al 54,8% nel caso, rispettivamente, di uno e due figli, per crollare al 42,6% quando i figli sono almeno 3. In generale, in Italia vivono 4.2 milioni donne povere; 1.678.000 sono madri. Circa 1 milione di esse ha almeno un figlio minorenne: l'86,3% vive in coppia, il 7,5% è sola, il 6,2% in famiglie allargate.

"Tanto più in questo periodo di grave crisi economica, il sostegno alle madri diventa cruciale e urgente se vogliamo contrastare la povertà - commenta Valerio Neri, Direttore Generale per l'Italia di Save the Children - E' necessario procedere su un doppio binario combinando misure che agevolano l'accesso al lavoro e ai servizi, come per esempio gli asili nido che sono tutt'ora insufficienti, con il sostegno al reddito".

03/05/10

E in 'Padania' il Carroccio sorpassò il Pdl. Le cifre

da "AffariItaliani.it" di Venerdí 30.04.2010 10:20

Clamorosi risultati dell'ultimissimo sondaggio GPG sulle intenzioni di voto nel Nord Italia. Un eventuale partito di Fini si fermerebbe appena sopra il 3%, ma soprattutto provocherebbe il sorpasso delle Lega sul Popolo della Libertà. Boom del movimento di Beppe Grillo. In difficoltà il Partito Democratico. Ecco tutti i numeri


DATI DIVISI PER MACROREGIONI

- scenario base
- scenario Kadima

NORD [scenario base]

(var.risp. prec. ril.)

AFFLUENZA: 78% (INV)

CENTRO DESTRA: 53,9% (INV)
- POPOLO DELLA LIBERTA': 28,4% (-1,0%)
- LEGA NORD: 25,4% (+1,1%)

- LA DESTRA: 0,7% (INV)

- ALTRI CDX (UDEUR, NPSI, ADC, PRI, etc): 0,4% (-0,1%)

CENTRO SINISTRA: 32,9% (-0,1%)
- PARTITO DEMOCRATICO: 21,4% (-0,6%)
- ITALIA DEI VALORI: 6,2% (+0,1%)
- SIN. ECO. LIB.: 1,9% (+0,4%)
- RADICALI:1,3 % (-0,1%)
- VERDI: 0,9% (-0,1%)
- ALLEANZA PER L'ITALIA: 0,7% (+0,1%)

- SOCIALISTI: 0,5% (+0,1%)

UNIONE DI CENTRO: 4,7% (+0,1%)

MOV. 5 STELLE: 4,3% (+0,2%)
FEDERAZIONE DELLE SINISTRE (RC, PDCI): 1,7% (INV)
FIAMMA TRICOLORE, FORZA NUOVA: 0,6% (-0,1%)
ALTRI: 1,9% (-0,1%)

Regioni a prevalenza CDX: Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia
Regioni a prevalenza CSX: Trentino Alto Adige
Regioni incerte: nessuna


NORD [scenario Kadima]


(var.risp. sopra)

AFFLUENZA: 79% (+1,0%)


CENTRO DESTRA: 51,9% (-2,0%)
- POPOLO DELLA LIBERTA':24,4 % (-4,0%)
- LEGA NORD: 26,6% (+1,2%)

- LA DESTRA: 0,6% (-0,1%)

- ALTRI CDX (UDEUR, NPSI, ADC, PRI, etc): 0,3% (-0,1%)


CENTRO: 9,2% (+3,8%)
- UNIONE DI CENTRO: 4,8% (+0,1%)
- PARTITO DELLA NAZIONE DI FINI: 3,2 (+3,2%)
- ALLEANZA PER L'ITALIA: 1,2% (+0,5%)

- PARTITO DEL SUD (MPA, IO SUD): 0,0 (INV)

CENTRO SINISTRA: 32,3% (-1,6%)
- PARTITO DEMOCRATICO: 20,1% (-1,3%)
- ITALIA DEI VALORI: 6,0% (-0,2%)
- SIN. ECO. LIB.: 1,9% (INV)
- FEDERAZIONE DELLE SINISTRE (RC, PDCI): 1,7% (INV)
- RADICALI: 1,2% (-0,1%)
- SOCIALISTI: 0,5% (INV)
- VERDI: 0,9% (INV)

MOV. 5 STELLE: 4,1% (-0,2%)

FIAMMA TRICOLORE, FORZA NUOVA: 0,6% (-0,1%)
ALTRI: 1,9% (INV)

Regioni a prevalenza CDX: Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia
Regioni a prevalenza CSX: Trentino Alto Adige
Regioni incerte: Liguria