30/04/10

27/04/10

"Ogni persona che incontri è migliore di te in qualcosa...
In quella cosa... impara." (Gandhi)

...Abbiamo "il nemico" in casa - di Oriana Fallaci -


Continua la fandonia dell’Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell’integrazione, la farsa del pluriculturalismo. E con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un’esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in paesi lontani. Bé, ilnemico non è affatto un’esigua minoranza. E ce l’abbiamo in casa[...] Ed è un nemico che a colpo d’occhio non sembra un nemico. Senza la barba, vestito all’occidentale, e secondo i suoi complici in buona o in malafede perfettamente- inserito-nel-nostro sistema- sociale. Cioè col permesso di soggiorno. Con l’automobile. Con la famiglia. E pazienza se la famiglia è spesso composta da due o tre mogli, pazienza se la moglie o le mogli le fracassa di botte, pazienza se non di rado uccide la figlia in blue jeans, pazienza se ogni tanto suo figlio stupra la quindicenne bolognese che col fidanzato passeggia nel parco. È un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità [...] Un nemico che in nome dell’umanitarismo e dell’asilo politico accogliamo a migliaia per volta anche se i Centri di Accoglienza straripano, scoppiano, e non si sa più dove metterlo. Un nemico che in nome della «necessità » (ma quale necessità, la necessità di riempire le strade coi venditori ambulanti e gli spacciatori di droga?) invitiamo anche attraverso l’Olimpo Costituzionale. «Venite, cari, venite. Abbiamo tanto bisogno di voi» [...] Un nemico che le moschee le trasforma in caserme, in campi di addestramento, in centri di reclutamento per i terroristi, e che obbedisce ciecamente all’imam. Un nemico che in virtù della libera circolazione voluta dal trattato di Schengen scorrazza a suo piacimento per l’Eurabia sicché per andare daLondra a Marsiglia, da Colonia a Milano o viceversa, non deve esibire alcun documento. Può essere un terrorista che si sposta per organizzare o materializzare un massacro, può avere addosso tutto l’esplosivo che vuole: nessunolo ferma, nessuno lo tocca.

24/04/10

Formigoni IV, 16 assessori e 4 sottosegretari

23 aprile 2010
(Ln - Milano) Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha annunciato la composizione della Giunta regionale della IX legislatura (la quarta di governo Formigoni), composta da 16 assessori e 4 sottosegretari.
Ecco l'elenco.

PRESIDENTE
ROBERTO FORMIGONI

ASSESSORI
Industria, artigianato, edilizia e cooperazione/ Vicepresidenza
ANDREA GIBELLI

Ambiente, energia e reti
MARCELLO RAIMONDI

Agricoltura
GIULIO DE CAPITANI

Bilancio, finanze e rapporti istituzionali
ROMANO COLOZZI

Casa
DOMENICO ZAMBETTI

Commercio, turismo e servizi
STEFANO MAULLU

Cultura e giovani
MASSIMO BUSCEMI

Famiglia, conciliazione, integrazione e solidarietà sociale
GIULIO BOSCAGLI

Infrastrutture e Mobilità
RAFFAELE CATTANEO

Istruzione, formazione e lavoro
GIANNI ROSSONI

Protezione civile, polizia locale e sicurezza
ROMANO LA RUSSA

Sanità
LUCIANO BRESCIANI

Semplificazione e digitalizzazione
CARLO MACCARI

Sistemi verdi e paesaggio
ALESSANDRO COLUCCI

Sport
MONICA RIZZI

Territorio e urbanistica
DANIELE BELOTTI

SOTTOSEGRETARI:

Attrattività e promozione del territorio
FRANCESCO MAGNANO

Attuazione del programma ed Expo 2015
PAOLO ALLI

Cinema
MASSIMO ZANELLO

Università e ricerca
ALBERTO CAVALLI

23/04/10

"Se non puoi volare, corri. Se non puoi correre, cammina. Se non puoi camminare, striscia... Ma con tutti i mezzi, continua a muoverti."(Martin Luther King)

22/04/10

ESTENDERE LE ORDINANZE IN ALTRI QUARTIERI DI MILANO

I modelli che risultano essere vincenti e danno risultati tangibili nella lotta per il ripristino della sicurezza, devono essere riproposti anche in altri quartieri dove la delinquenza e l’immigrazione selvaggia, ereditate dopo anni di lassismo, hanno creato danni che rischiano di divenire nel tempo irreparabili. Impossibile risolvere le situazioni critiche pensando solo di predisporre piccoli accorgimenti che troppo spesso vengono ignorati da chi, giunto nel nostro Paese, non si sforza neppure di parlare la nostra lingua e comprendere le nostre leggi. Meglio allora esportare il modello di Via Padova anche in altre zone di Milano, cominciando proprio dal quadrilatero di Via Sarpi, dove l’invasione cinese ne ha tristemente dato la nomea di Chinatown milanese.
Agenti, presidi e soprattutto un giro di vite alle attività commerciali e un controllo sulle abitazioni, riusciranno a distinguere tra chi risiede e lavora in regola da chi sta di fatto violando le leggi. Non un’azione discriminatoria, quindi, ma l’adozione di provvedimenti necessari, proprio per evitare la presenza di luoghi d’ombra, dove la mancanza di ordine alimenta tensioni e insicurezza. E dato che le ordinanze stanno dando dei risultati, sarebbe irresponsabile non estenderle anche in altre zone di Milano…

21/04/10

IMMIGRAZIONE E SINDACATI

Quando la Lega Nord sostiene di dare la precedenza ai lavoratori italiani a rischio di reintegro nel mercato del lavoro, la sollevazione popolare di buona parte della sinistra e le accuse di razzismo sono assicurate. Il fatto che ora a Treviso, proprio una sigla sindacale come la Cgil, che ha fatto di alcuni principi a nostro avviso discutibilissimi la propria filosofia di pensiero, si lancia in dichiarazioni che appoggiano in buona parte quanto noi sosteniamo da anni, lascia ben sperare che in qualche parte del Paese i sindacalisti facciano davvero fino in fondo il proprio mestiere senza fare solo della demagogia.
Mi auguro che il caso di Treviso non sia una mosca bianca del sindacato italiano. Non c’è infatti nessuna presa di posizione ideologica o politica nell’affermare che i lavoratori italiani, usciti dal mercato del lavoro, devono essere aiutati ad ottenere una nuova occupazione, così come prima di accogliere altri stranieri, destinati ad incrementare le fila dei disoccupati e in molti casi della delinquenza comune, è necessario integrare quelli già sul territorio. E’ solo una questione di buon senso che ci porta a dire meglio tardi che mai….

20/04/10

CHINATOWN: CENSIMENTO E ORDINANZE PER RIPRISTINARE L'ORDINE E LA SICUREZZA

I miei complimenti alle forze dell’ordine che, grazie al costante e prezioso lavoro, sono riusciti a sgominare una banda di sei asiatici che di fatto spadroneggiava nel quadrilatero di Via Sarpi, spartendosi attività illecite e contribuendo a gettare l’intero quartiere nel caos e nel disordine più totale.
E’ ormai del tutto evidente come nel corso degli anni le condizioni di vita in quella considerata a tutti gli effetti come la Chinatown milanese siano visibilmente peggiorate, arrecando danni profondi a chi è nato e cresciuto in questo quartiere e in molti casi è stato anche costretto a vendere la propria attività per non rischiare il fallimento.
Credo che il Comune debba ripartire dal vecchio censimento proposto qualche anno fa iniziando a mettere i lucchetti a coloro che svolgono qualsiasi tipo di commercio o di attività, spesso sanitaria, senza averne le autorizzazioni. Nel contempo è urgente applicare anche in questa zona le ordinanze già adottate per Via Padova, in modo da fare comprendere alla comunità cinese che chiunque voglia restare in questo Paese deve rispettare le nostre leggi.

19/04/10

RACKET CASE POPOLARI

Credo sia importante l’operazione congiunta svolta da forze dell’ordine ed istituzioni necessaria per spezzare il pericoloso racket che ruota attorno all’assegnazione degli alloggi popolari. L’intervento effettuato segna quindi un passo in avanti finalizzato a sgominare la presenza di veri e propri clan che mirano a gestire le case come fossero di loro proprietà, unicamente a danno delle persone realmente indigenti e bisognose.
E’ quindi dovere di tutti continuare con la politica che vede le istituzioni schierate in prima linea nel fronteggiare le occupazioni abusive. Le case popolari non devono essere più viste come un ghetto dove vige la legge del più forte, perché quest’ultime sono state realizzate con il contributo di tutti i lombardi e per questo devono essere destinate a chi ne ha realmente bisogno.
Un alloggio occupato abusivamente, equivale infatti a togliere un diritto a chi da anni aspetta legalmente l’assegnazione di un alloggio. Per questo, oltre a non arretrare di un passo sugli sgomberi, resta importante rivedere i criteri utilizzati per stilare le graduatorie in modo da premiare i cittadini lombardi.

16/04/10

“Chi vuole governare riconosca il Nord”



Le parole di Gianfranco Miglio attuali come non mai

“Chi vuole governare riconosca il Nord”

L’ideologo del Federalismo: lo Stato unitario non esiste e non funziona
Articolo apparso su “Il Corriere della Sera” del 28 dicembre 1975 a firma del professore.
Miglio dal titolo “La Padania e le grandi regioni”
di Gianfranco Miglio

Il presidente della Regione Lombardia in una intervista concessa al settimanale Il Mondo, mi ha recentemente chiamato in causa a proposito dell’idea di una “Padania” politico-amministrativa. È sostanzialmente vero che io pensi a questa prospettiva, e da molto tempo: dagli anni della Resistenza e dall’immediato secondo dopo-guerra, quando mi interessavo al movimento federalista “esterno” che si esprimeva nel foglio Il Cisalpino. Ma ciò che già allora mi differenziava da quegli amici - e che mi distingue ora da eventuali compagni di strada - è un divario fondamentale di atteggiamento: io non mi preoccupo affatto di sapere se tale soluzione del “caso italiano” si debba o non si debba realizzare, se cioè sia giusta, bella, buona, e magari “progressiva”: penso soltanto che sia inevitabile. Nel senso che, se qualcuno vorrà governare questo Paese, non potrà mai farlo seriamente senza riconoscere che esso non fu mai né sarà mai - per una folla di ragioni - uno “Stato” unitario. Se in certi momenti l’amministrazione “nazionale” è sembrata funzionare, ciò è accaduto perché alcune parti del Paese erano politicamente “in letargo” e nelle altre le forze
economico-sociali si autoregolavano, dando luogo - inconsapevolmente e quindi anche casualmente - ad un equilibrio la cui stabilità sarebbe entrata in crisi non appena fossero diventati necessari interventi eteroregolanti. Negli anni Cinquanta e nella prima metà dei Sessanta, con una parte dei miei allievi, promossi e condussi una serie di ricerche nel campo della storia delle istituzioni, e sopra tutto della storia amministrativa italiana (ricerche a cui contribuirono poi studiosi di ogni scuola: per esempio anche i Ragionieri) dalle quali fra le molte altre uscirono dimostrate tre cose:
1) che le differenze “ereditarie” (e quindi non riducibili) - geoclimatiche, economico-sociali, istituzionali eccetera - fra le diverse grandi regioni della penisola, erano molto maggiori di quelle su cui si basava la separazione fra i principali Stati europei;
2) che la gestione unitaria dello Stato italiano era sempre consistita in un equivoco: cioè in un complesso di
norme ed istituti solo formalmente “nazionali”, ma in realtà interpretati ed applicati, in ognuna di quelle grandi-regioni, in modi e misure tanto diversi da togliere ogni valore alla apparente omogeneità;
3) che le “Regioni” del Titolo V della Costituzione erano unità amministrative la cui dimensione corrispondeva tutt’al più alle esigenze dello Stato ottocentesco: tant’è vero che erano state “inventate” dai tecnici di governo liberali, specialmente piemontesi, tra il 1859 e il 1865: nel 1948 erano già largamente
anacronistiche. Queste conclusioni furono generalmente accettate dagli specialisti: ma nessuna forza politica si curò di trarre le conseguenze che ne derivavano sul piano operativo. Senonché nel frattempo, sempre sulla stessa linea di
considerazioni, sono venute a galla due altre “verità” con le quali sarà davvero difficile evitare di fare i conti.
La prima riguarda il livello di “degrado” dell’amministrazione pubblica centrale italiana: per chi s’intenda un po’ di questi problemi è ormai chiaro che qui da un pezzo è stato ormai superato il punto del “non ritorno”.
Nessuno - neppure la frazione più seriamente auto-ritaria dell’attuale classe politica italiana, e cioè i comunisti - riuscirà a restituire credibilità ed efficienza all’apparato amministrativo centrale di questo Paese.
Tale apparato potrà sopravvivere soltanto se (a parte la politica estera e la connessa difesa) abbandonerà ogni illusione di poter gestire il governo-amministrazione in senso stretto, e si limiterà ad assumere (e a svolgere
realmente) funzioni di coordinamento e di direzione.
L’impossibilità di restaurare l’antico modello di governo centrale dipende anche, e in misura essenziale, dalla seconda “verità” emergente: l’aumento accelerato dei servizi e delle prestazioni pubbliche, il continuo accrescersi dei rapporti fra i singoli e fra i gruppi, l’incessante differenziarsi delle esigenze e delle situazioni, rendono sempre più difficile anche alle più efficienti compagini statuali, continuare a gestire “direttamente”
il potere, nelle sue diverse manifestazioni. Questo mutamento sfocia nella contemporanea ricerca di una “minore” dimensione ottimale su cui reimpiantare i ruoli tradizionali dello Stato, e di un tipo di funzione coordinatrice (da attribuire a livelli superiori, compreso quello dell’ex-Stato) rispetto al quale il vecchio
modello “federale” appare solo un precedente storico.
Alla luce di tale sviluppo, se lo Stato italiano appare troppo grande per governare, la Regione è invece troppo piccola. Si dirà che i politici hanno ben altro da fare che ascoltare le diagnosi dei politologhi: ma io sono fermamente convinto che quando il gran polverone sollevato sul “caso italiano” si sarà diradato, si dovrà
riconoscere che questo Paese è ingovernabile per le ragioni strutturali di cui mi sono occupato fin qui.
Contro questa prospettiva sono state sollevate, tra le altre, due principali obiezioni: una esplicita, l’altra meno. Comincio dalla prima. Si pensa che una aggregazione delle regioni padane (resa ovvia dalla omogeneità geo-politica ed economico-sociale) implichi un disinteresse, o addirittura una ostilità per il Meridione e per i suoi tuttora irrisolti problemi. Pensieri di questo genere avrebbero una parvenza di legittimità se la politica fino ad ora sviluppata a livello nazionale nel confronti degli abitanti del Sud italiano, fosse da questi ultimi giudicata complessivamente soddisfacente. Il che non è (come tutti sanno). In tali
condizioni i “meridionalisti”, quando insorgono contro il progetto di aggregazione “padana”, hanno tutta l’aria di difendere non gli interessi dei loro rappresentati ad un autonomo sviluppo, ma soltanto le abitudini, i privilegi e le strutture clientelari in cui si è decomposta fin qui la così detta “politica per il Sud”.
Allora il ragionamento da fare è questo: non è forse praticamente più produttivo e formalmente più corretto, chiedere alle Regioni in cui il Meridione attualmente si disarticola di raggrupparsi stabilmente per definire prima e poi gestire, in modo finalmente davvero autonomo, le scelte relative al tipo di avvenire verso cui
tendere, tutti insieme, classi dirigenti e popolazioni del Sud?
Considerata la pietosa esperienza dello Stato “nazionale-unitario” - cioè dell’ “ammucchiata”, che, lungi dal contrastare il tradizionale clientelismo, lo ha ad-dirittura esteso al resto del Paese - l’unica esperienza
alternativa da tentare è quella costituita dalla consapevole integrazione tra grandi aggregazioni geoeconomicamente omogenee: il Nord, il Centro, il Sud (più le due isole autonome). E vengo alla seconda obiezione. Si dice: il presidente Fanti (Guido Fanti, allora governatore dell’Emilia Romagna, ndr) ha lanciato l’idea della “Padania” perché i comunisti controllano già - di fatto o in prospettiva - la maggioranza delle Regioni che in quel progetto dovrebbero essere implicate. Può darsi che sia così. Ma
non credo affatto che una attesa di questo genere sia destinata a risolversi in un facile trionfo del “modello orientale”. Io sono convinto che l’ “eurocomunismo” (cioè l’espansione verso ovest attraverso sostanziali modificazioni del tipo di assetto economico-politico in vigore all’Est) costituisca uno sviluppo inevitabile.
Ma credo anche che si tratterà di una trasformazione faticosa, tormentosa e pericolosa (per tutti: a cominciare dai comunisti): una trasformazio-ne che troverà i suoi momenti decisivi proprio là dove estesi ceti medi, abituati ad un livello di vita continuamente crescente, sembrano pronti a difendere il controllo di una parte
dei mezzi di produzione come un diritto originario e non ad accettarlo come una graziosa concessione del potere politico.
Una situazione sociale di questo genere si ha proprio nel “poligono padano”: non certo nel Sud, dove, se non s’aggrega presto una classe politica locale degna di questo nome e sopra tutto autonoma, l’instaurazione di un regime comunista del tipo bulgaro (tanto per fare un esempio), ad un certo pun-to, potrebbe non essere
oggettivamente poi molto difficile. Certo, si tratta di rompere con venerate tradizioni sentimentali; ma io credo davvero che sia ora di pensar meno all’“Italia” (che è un’astrazione) e piuttosto invece agli “Italiani”,
che sono una realtà concreta. Del resto nelle buone famiglie di una volta, quando le cose andavano male, che cosa si faceva? Il genitore “responsabilizzava” i figli mandandoli a cercare individualmente quella fortuna che, stando tutti in casa, non avevano saputo o potuto trovare.
“Il Corriere della Sera” - 28 dicembre 1975
Se vogliamo le riforme dobbiamo farcele, perché nessuno le farebbe al nostro posto.
Numerose saranno le riforme della Costituzione che io intendo far partire dalla devoluzione.
Non è difficile sognare. È difficile, invece, sognare confrontandosi con la realtà per cambiarla. U.B.

15/04/10

PIU' DIGNITA' AI NOSTRI CENTRI STORICI

L’identità di un territorio passa anche attraverso la capacità che hanno gli amministratori locali di salvaguardare le caratteristiche e le peculiarità dei centri storici delle proprie città. Troppo spesso alcune di queste hanno rischiato di snaturare la propria connotazione storica e culturale, svendendo o costruendo edifici che nulla avevano a che vedere con la vocazione territoriale delle città stesse, lasciando che il degrado prendesse il sopravvento cancellandone le sue tipicità. Per questi motivi non trovo nulla di male nell’iniziativa lanciata dalla città di Brescia che, per non perdere il proprio centro storico e per evitare di vedere i propri palazzi trasformati in qualche suk, ha deciso di aiutare le giovani coppie italiane a vivere e quindi a tenere vivo il cuore della città, proponendo un sistema di agevolazioni. Un modo per fare sì che Brescia torni ad essere una città legata alle radici del territorio a cui appartiene, in modo che l’elevata percentuale di immigrazione non ne snaturi i tratti tipici di una città lombarda che ha fatto la storia di questo Paese.

CONFISCA DI ROULOTTES E CAMPER PER FERMARE LE OCCUPAZIONI ABUSIVE

Quando l’emissione di sanzioni, finalizzate a punire chi occupa il territorio in maniera irregolare e senza alcun permesso, non riesce più a essere sufficiente per fermare una vera e propria invasione, allora è assolutamente corretto che gli enti preposti a garantire l’ordine pubblico e la sicurezza si attivino per introdurre sistemi sanzionatori efficaci. La proposta di confiscare i mezzi utilizzati per occupare in maniera abusiva le aree non può che trovarci d’accordo: una soluzione che di fatto eviterebbe che zone appena sgomberate con grande dispendio di uomini e risorse, siano repentinamente rioccupate. Un’ordinanza di questo tipo aiuterebbe le forze dell’ordine negli sgomberi, perché avrebbero a disposizione un ottimo deterrente per evitare qualsiasi nuova occupazione, ripristinando in questo modo il decoro, l’ordine e la sicurezza.

14/04/10

Sanità, il Wall Street Journal loda il modello lombardo

14 aprile 2010
(Ln - Milano) Il Wall Street Journal ha pubblicato un ampio servizio - un'intera pagina - sul sistema sanitario lombardo nel contesto di un'inchiesta speciale dedicata alla salute. L'autorevole testata internazionale - ricordando l'interesse manifestato dal governatore Arnold Schwarzenegger per la sanità lombarda nella sua visita dello scorso anno - parla del sistema lombardo e delle sue eccellenze sottolineando come è considerato tra i più efficienti in Europa.
Motivo principale di questo "successo" viene individuato nella scelta di mettere sullo stesso piano gli ospedali pubblici e privati (che devono rispettare gli stessi standard di qualità).
Infatti, "i pazienti sono liberi di scegliere tra strutture pubbliche o private senza extra costi".
Questo ha permesso alla Lombardia di "aumentare i suoi standard di qualità" tanto che "i pazienti in Lombardia hanno a disposizione una tra le più lunghe liste di prestazioni in Italia (si intende gratuite - ndr) e hanno la copertura per un elenco di prescrizioni farmaceutiche tra i più ampi in Europa. Inoltre anche le liste d'attesa sono state tagliate".
A questo proposito viene ricordato come fino a dieci anni fa fosse necessario aspettare mesi per un intervento al cuore mentre oggi lo si può ottenere immediatamente.
E non sono solo le prestazioni sanitarie in senso stretto ad essere migliorate ma anche "le camere e il cibo". All'ospedale Niguarda di Milano "i pazienti non sono più stipati in reparti con camere da sei letti ma stanno in camere doppie".
Nonostante l'aggiunta di servizi e il loro miglioramento - garantito anche dagli ospedali privati che hanno ad esempio aperto reparti di maternità o di pronto soccorso, "la Lombardia ha abbassato i costi della sanità". "Mentre molte Regioni italiane - scrive il Wall Street Journal - tendono a spendere più del loro budget per la sanità, la Lombardia negli ultimi sei anni ha speso meno", risparmiando 200 milioni di euro che sono stati utilizzati per migliorare ulteriormente le infrastrutture sanitarie. La Lombardia "è l'unica Regione in Italia in cui i manager degli ospedali pubblici possono essere licenziati se non rispettano il budget".
Altro punto qualificante è l'arrivo di pazienti da altre Regioni: "L'alta qualità degli ospedali della Lombardia è conosciuta in tutto il Paese e gli italiani possono andare a farsi curare in qualunque Regione". Circa il 10% dei pazienti ospedalieri della Lombardia viene da fuori regione. "Ai pazienti - questo il commento di Renato Botti, direttore generale del San Raffaele, che chiude l'articolo - non importa se l'ospedale è pubblico o privato. Tutto ciò che cercano è una buona sanità".
(Lombardia Notizie)
www.regione.lombardia.it

13/04/10

UN NUMERO VERDE PER TUTTE LE DONNE

Dopo la pubblicazione nel mese di marzo di un opuscolo informativo, continua la campagna a difesa della donne con l’attivazione di un numero verde, 800 913 413, dove chiedere informazioni e lasciare il proprio nominativo per partecipare al primo “Corso di Difesa Rosa” che sarà organizzato a Milano, durante il mese di maggio, in collaborazione con Sport Padania!!

11/04/10

"Per quello che vale non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere non c'è limite di tempo, comincia quando vuoi; puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo.. possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio, spero che tu viva tutto al meglio, spero che tu possa vedere cose sorprendenti, spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi, spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita, e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero." (cit. B.B.)

09/04/10

Quel giorno, non so proprio perche' decisi di andare a correre un po', percio' corsi fino alla fine della strada, e una volta li pensai di correre fino la fine della citta', pensai di correre attraverso la contea di greenbow, poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell' Alabama, e cosi feci. Corsi fino all' oceano e, una volta li' mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre, quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girare di nuovo e continuare a correre; quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo fare ..., insomma, la facevo !

08/04/10

SCUOLA: ALBI REGIONALI E FEDERALISMO SCOLASTICO

La piena attuazione del federalismo, si traduce nell’autonomia concessa alle Regioni nelle diverse materie previste dalla stessa riforma federale e dalle modifiche introdotte al titolo V della Costituzione Il fatto quindi di prevedere l’introduzione degli albi regionali in materia scolastica, va nella direzione di garantire maggiori competenze alle nostre Regioni, cambiando un sistema assistenzialista che di fatto ha sempre visto la scuola come un vero e proprio parcheggio pubblico.
L’obbligo di residenza sul territorio in cui si insegna, così come punteggi più alti per i nostri insegnanti ai concorsi pubblici, garantiscono anche agli studenti di non avere più cattedre vuote a pochi mesi dall’inizio dell’anno scolastico, causate da una vera e propria “migrazione” degli insegnanti che, dopo essere stati nomati, chiedono il trasferimento nella propria terra d’origine. Una tutela necessaria dei nostri lavoratori e un’autonomia che deve essere concessa alle Regioni che è già stata chiesta più volte anche in Lombardia, dove sia per le cattedre, sia per l’assegnazione degli alloggi popolari, la Lega Nord ha presentato in questi anni diverse proposte di legge, sollevando in questo modo le numerose incongruenze di un sistema statale che premia i soliti noti a danno dei lombardi.
Per questo motivo i vari decreti attuativi del federalismo fiscale rappresentano un’ottima opportunità per introdurre le modifiche di cui necessitano i nostri ordinamenti, in primis quello scolastico, evitando che lo Stato centrale continui a gestire risorse umane ed economiche e demandando così alle Regioni la piena amministrazione scolastica.

06/04/10

...NOMADI PER PROFESSIONE

Corretta la decisione assunta dal Comune di Milano di multare chi deturpa il nostro territorio e installa senza autorizzazione degli accampamenti nomadi che non fanno altro che alimentare tensioni, disordini e degrado. Un sistema per disincentivare la permanenza dei rom nelle nostre città senza che le forze dell’ordine si trovino, ad intervalli regolari, a sgomberare le baraccopoli abusive che sorgono in varie zone della nostra città.
Il fatto che parecchi rom risiedano altrove, come il gruppo di sinti residenti in Sicilia, allontananti da Via Tosi, fa sì che questi non siano affatto “nomadi” ma “stanziali”. Per questo motivo chi svolge la propria attività di rom per “professione” e non per vocazione deve essere immediatamente allontanato dal nostro territorio, senza che la nostra comunità debba farsi carico di ulteriori costi.

BASTA FERMARE CON I CAVILLI LE ESPULSIONI

Credo che il Tar abbia questioni più urgenti da affrontare che non preoccuparsi dei numerosi ricorsi che i clandestini presentano per restare in questo Paese aggirando le leggi vigenti, finalizzate a dare un giro di vite ad un reato grave che va contrastato in tutti i modi.
Tutte le istituzioni hanno il dovere di remare nella stessa direzione, in modo che non venga vanificato il prezioso lavoro svolto dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine, impegnate sul territorio in controlli e verifiche per denunciare coloro che di fatto sono presenti in maniera irregolare.
Per questo, anche per velocizzare l’iter di espulsione, mi auguro che il Tar proceda a confermare l’allontanamento di chi, oltre a essere venuto in questo Paese clandestinamente, rischia di rallentare l’operato della nostra giustizia, affollando le aule di inutili quanto dannosi ricorsi.

02/04/10

13.213 grazie

13.213 grazie… grazie a tutti voi che, come me, ci avete creduto, avete lottato, avete parlato con la gente, convincendoli a fare una scelta. Grazie perché la Lega Nord meritava un successo di queste dimensioni, affermandosi come l’unica grande vera forza riformatrice di questo Paese, l’ultimo barlume di speranza per rimodernizzare una macchina che, se dovesse rimanere così, sarebbe destinata al fallimento.
Grazie perché oltre a scegliere la Lega Nord avete scritto il mio nome sulla scheda.. E come un figlio ringrazia la propria madre, così ringrazio la Lega Nord e Umberto Bossi per avermi dato la possibilità di rappresentarla come capolista a Milano e Provincia.
Un abbraccio a tutti e ci vediamo laddove ci siamo incontrati: per la strada, ad un mercato, ad un presidio o su un tram…
Grazie di cuore a tutti e...tanti auguri di Buona Pasqua!
Davide Boni

01/04/10

"...chi combatte può morire… chi fugge resta vivo, almeno per un po'… Agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso… siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi per avere l'occasione, solo un'altra occasione, di tornare qui sul campo, ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita ma non ci toglieranno mai... la libertà!"