11/05/12

Grecia, Euro ed Europa dei popoli...


Ieri le agenzie di stampa battevano la notizia che, secondo il 57 % degli investitori stranieri, la Grecia sta per uscire dall'euro. E’ la conferma di quanto siano lontani i tempi degli entusiasmi per la nuova moneta, delle feste di "capodanno dell'euro". Ve le ricordate? La gente festeggiava in piazza il nuovo anno  e immediatamente dopo qualcuno si recava al bancomat per poter subito disporre della nuova valuta, simbolo di pace e di prosperità. Era la fine del 2001. Oggi il sogno della prosperità è finito, e il risveglio ahimè è parecchio amaro.
L'euro c'è ancora ma non ha portato quei vantaggi, quelle prospettive, quei benefici che in tanti auspicavano e alcuni promettevano. Si è detto che un'unione monetaria non può reggere senza la presenza di un'unione politica. E' in parte vero. Ma io voglio aggiungere, controcorrente in questo tempo segnato dall'antipolitica, che in Europa occorre più politica, è necessario compiere scelte legate alle esigenze e agli interessi dei cittadini comunitari. Non possono certamente bastare gli incontri al vertice tra Francia e Germania per riempire il vuoto di potere della Comunità.
Dietro il crollo della Grecia, dietro il traballante destino dell'euro vi e' il fallimento dell'Europa senz'anima, dei burocrati e dei banchieri. Solo ora emerge pubblicamente che Italia e Grecia hanno truccato i conti per entrare nell'unione monetaria. Sono cose che noi leghisti, inascoltati come spesso avviene, conosciamo da sempre.
E ora, date queste fondamenta, non ci si deve meravigliare che tutto stia crollando. Potrebbe perfino risultare un bene se, una volta sgomberate le macerie, vi sia la concreta possibilità di costruire l'Europa dei popoli. Unita, ma rispettosa delle diversità. L'Europa delle piccole patrie, lontana anni luce da quella attuale, gestita dai potentati economici e dai burocrati di  Bruxelles.
Un’Europa capace di riconoscere le proprie radici cristiane e le tante identità che la compongono, dove il popolo sovrano possa tornare a decidere del proprio destino.

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