05/05/12

LE INCONGRUENZE DEL MERCATO DEL LAVORO…


Fa riflettere che in questo periodo estremamente difficile in Lombardia ci siano migliaia di posti lavoro difficili da coprire in tempi brevi.
Un dato che stride profondamente con quanto invece accade ormai, purtroppo  quotidianamente, con migliaia di persone che perdono il lavoro, così con i casi di coloro che tentano gesti estremi a causa di fallimenti aziendali e di cartelle esattoriali che continuano ad arrivare imperterrite.
Il rapporto pubblicato oggi su un quotidiano autorevole parla infatti di oltre 22.000 posti di lavoro, nel settore industriale  e dei servizi, che vengono coperti solo dopo un’attesa media di quattro mesi.
Le cause? Stano alle ricerche ci sarebbe un disequilibrio tra formazione scolastica e quello che realmente richiede il mercato professionale, con la mancanza di  qualifiche adeguate. A questo si aggiunge anche il fatto che alcune professioni sono nuove o che le stesse caratteristiche personali dei candidati non vanno bene per ricoprire quell’incarico specifico.
Mentre la colpa viene da un lato scaricata sulla scuola, perché non concretizza nella pratica molte delle nozioni acquisite per dare un futuro ai ragazzi, dall’altro molte aziende criticano lo stesso ambiente famigliare dei candidati, forse perché i figli sono poco esortati allo spirito di sacrificio e alla propensione ad imparare.
Inutile stare qui a tentare di individuare il colpevole o a banalizzare il tutto, sostenendo che non si vuole fare più un certo tipo di mestiere: sarebbe meglio capire in quale maniera correre ai ripari, senza sciupare un solo posto di lavoro, lavorando anche sulla base della retribuzione offerta da chi ricerca personale qualificato.
Uno sforzo quindi comune, che consenta di puntare all’obiettivo di reimpiegare al meglio la popolazione lombarda rimasta senza lavoro. Ci sono anche migliaia di ultraquarantenni che, pur dotati di esperienza e di voglia di lavorare, una volta perso il proprio posto di lavoro, non riescono più a trovarne un altro.
Ecco perché si deve necessariamente andare al di là dei numeri, cercando di capire come coniugare il dato enorme di oltre 20.000 posti di lavoro vacanti, con il disperato bisogno di lavorare che hanno i lombardi.

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