04/10/11

Unità d'Italia e identità regionali


ho seguito con interesse, attraverso le pagine del Suo quotidiano, le reazioni suscitate dalle dichiarazioni del Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, sul tema dell’unità nazionale e della secessione. Pur non volendo entrare in polemica con il Capo dello Stato, con il quale ho avuto modo di dialogare in molte occasioni, e che reputo uomo di grande levatura morale e di grandi capacità politiche e istituzionali, vorrei tuttavia spezzare una lancia per chi, ancora oggi, non ha paura di nascondere le proprie radici e il profondo legame con il territorio in cui è nato e cresciuto.
In qualità di Presidente del Consiglio della Regione Lombardia ho sempre cercato di mantenere un equilibrio istituzionale nei confronti di tutti i miei colleghi per rispetto della carica che ricopro, accettando, mio malgrado, anche molte imposizioni. Come saprete, in  apertura di ogni seduta del Consiglio regionale viene eseguito l’inno di Mameli e, a differenza di altri colleghi del mio partito politico di appartenenza (la Lega Nord), io ho scelto di restare in aula, non per convinzione personale, ma per dovere di ufficio.  Le imposizioni, però, non possono aiutare a crescere questo Paese e a suscitare nel popolo italiano l’amor di patria necessario per pensare che questo sistema sia il migliore in assoluto. 
Personalmente non ho mai avuto timore nell’ammettere che, prima di tutto, sono  fiero di essere lombardo, figlio di una realtà territoriale che ha dato molto, anche troppo, al resto del Paese. Come Coordinatore nazionale della Conferenza delle Assemblee legislative mi trovo spesso al tavolo con i colleghi delle altre Regioni e le diversità nell’affrontare le varie tematiche emergono in maniera evidente. Peraltro gli stessi dati relativi ai bilanci regionali non lasciano dubbi, così come le spese di funzionamento delle varie Regioni riproducono fedelmente il ritratto della classe politica che amministra i singoli enti locali, con debiti enormi che si alimentano in molti carrozzoni che ancora oggi sopravvivono nel Sud del Paese. Nonostante questo non mi sono mai posto in una posizione di superiorità rispetto agli altri Presidenti anche se, alla fine, i dati relativi al debito pubblico evidenziano tutte le fragilità di un’unità che ha messo in luce solo tante disparità. Anche dinanzi a questo si preferisce pensare che le celebrazioni, le manifestazioni, i concerti o l’esecuzione sistematica dell’inno nazionale possano farci amare un po’ di più questo Stato, così come lo conosciamo oggi.
Caro Direttore, com’è difficile mantenere sempre un’etichetta istituzionale, anche quando l’orgoglio di noi lombardi vorrebbe esplodere dal petto ogni volta che ci obbligano a nasconderci dietro il fatto che questo Paese deve restare unito a prescindere da tutto. Una condizione che, di certo, non aiuta a valorizzare l’identità dei singoli popoli che formano questo Paese.

D.B.
              

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